Los Angeles, 1992

Partiamo dall’anno prima, e precisamente dal 3 marzo. Rodney King è un tassista afroamericano che supera il limite di velocità, la polizia gli fa cenno di fermarsi ma lui prosegue e quando viene raggiunto dagli agenti, viene picchiato brutalmente. Tutto questo viene filmato da un videoamatore, tal George Holliday, che poi passa la registrazione ai network televisivi. Quattro poliziotti coinvolti vengono incriminati. La sentenza arriva un anno dopo, il 29 aprile 1992, e i quattro agenti vengono assolti; sono le 15:15 e già intorno alle 17 inizia a sollevarsi l’indignazione. La comunità afroamericana non ci sta e fa sentire la sua voce.

Quella che viene chiamata la rivolta di Los Angeles (1992 Los Angeles riots o Rodney King uprising nelle fonti inglesi è citata con questi nomi) inizia il 29 aprile e prosegue fino al 4 maggio, sei giorni totali, sei giorni di fuoco.

53/54 vittime (il libro dice 60 ma è un numero che non tiene conto delle vittime trovate al di fuori dei luoghi dei disordini) , 2383 feriti, 10.904 arresti, 11.113 incendi, danni per più di un miliardo di dollari. Il sindaco di LA dovette chiamare l’esercito per sedare gli animi.

Quasi 121 ore di anarchia in una città di circa 3,6 milioni di abitanti all’interno di una contea di 9,15 milioni sono un lungo arco di tempo per saldare i conti.

(tratto dall’introduzione di Giorni di fuoco – Ryan Gattis)

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Questa è la copertina del libro che ho concluso pochi giorni fa. Come avrete capito si svolge durante questi sei giorni, e si parla soprattutto delle gang criminali che approfittarono del caos generale per regolare i conti in sospeso.

È stato come il far West ma su strade asfaltate.

Ronald Roemer (ex capo battaglione del dipartimento dei vigili del fuoco di Los Angeles a proposito del suo incarico a South Central)

Il libro è diviso in 6 parti (le 6 giornate) e ogni giorno ci sono 3 personaggi che raccontano cosa sta accadendo, unica eccezione il giorno 6 che ha solo 2 personaggi. La maggior parte dei protagonisti fanno parte di una gang (clica è il termine che usano gli ispanici); tutti quanti hanno un soprannome, che compare all’inizio di ogni capitolo sotto il loro nome reale. Poi abbiamo un ragazzo che serve pasti sul camion della Tacos El Unico, un’infermiera, un vigile del fuoco, un senzatetto, un writer, un anonimo e un mod. Le loro storie s’intrecceranno per tutto il libro.

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il camion di Tacos El Unico

È stato come se qualcuno avesse impacchettato quella roba che per tutta la vita ho visto succedere in Libano, l’avesse infilata dentro una scatola, ce l’avesse mandata qui e avesse aperto quel caos nel giardino di casa mia. Roba da Striscia di Gaza.

José Laredo alias Big Fate

Credevo ci fossero più canzoni che parlassero di questo fatto ma ho avuto solo due riscontri:

Frankie Hi-nrg MC in Libri di sangue: “È successo a brother Rodney King, colpevole del crimine di esser nato nero nella buia capitale dell’impero del denaro.”

e Tupac nel pezzo Keep ya head up che inizia con una dedica a Latasha Harlins, quindicenne afroamericana assassinata durante la rivolta.

Invece nel mondo del cinema ci sono più citazioni:

il video del pestaggio di Rodney King compare all’inizio di Malcolm X (di Spike Lee) e in Straight Outta Compton; nella prima stagione di American Crime Story, dedicata a O.J. Simpson (viene usato per sottolineare il fatto che la storia si ripete di nuovo); viene citato da Derek (Edward Norton) il protagonista di American History X. In queste quattro righe ho scritto troppe volte american e x?! 😀

Dark Blue – Indagini sporche (scritto da Ellroy, sceneggiato da David Ayer e diretto da Ron Shelton) si svolge pochi giorni prima dell’inizio dei tumulti.

Fun fact: James Cameron ha riferito che in Terminator 2, il bar della scena dei biker è vicino alla strada dove gli agenti hanno malmenato Rodney King e le scena è stata girata proprio la sera del pestaggio. In GTA: San Andreas la rivolta fa parte della storyline. In Sin City nella mini serie All’inferno e ritorno, un poliziotto cita il tassista afroamericano.

Ero convintissimo che Le strade dell’innocenza di James Ellroy fosse ambientato durante questi giorni e invece la rivolta è un’altra: la rivolta di Watts, anche questa durata 6 giorni, nel 1965.

 

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