Altro tiro altro giro altro regalo

Ecco un termine che mi stuzzica, <<rispetto>>. Quanto ci piace pretenderlo, e quanta fatica facciamo a darlo.

<<Nessuno è obbligato ad amare nessuno, tutti abbiamo il dovere di rispettarci>>, ha detto un grande del Novecento come Josè Saramago. Onore e rispetto sono, non casualmente, parole di cui anche frange violente del tifo vogliono impadronirsi.

Il rispetto verso gli arbitri è dovuto alla coerenza prima che all’etica, al buon senso prima che agli ideali. Scherzando amaramente, si potrebbe dire che ne viene riservato ai fischietti una quota identica a quella che spetta agli avversari, ma non sarà il cinismo a salvarci. Dobbiamo mettere arbitro e avversario allo stesso livello di tutti gli altri: pari diritti e pari doveri, spietata critica ma accettazione del verdetto del campo. Dovrebbe essere la banale normalità, e invece siamo ad anni-luce di distanza da questo traguardo.

Ho appena finito il libro di Flavio Tranquillo e queste parole le condivido al 100%; spesso durante alcune partite che ho visto al Ruffini e al Pala Isozaki ho sentito “tifosi” inveire contro arbitri e avversari. Frasi violente, volgari, spesso dette da adulti con figli. Ecco, diciamo che lo sport non è questo!

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