“Bisogna ritornare a insegnare la tolleranza”

Negli ultimi mesi ho provato a fare una serie di interviste ai ragazzi di 12, 13 anni, chiedendo loro: “Ditemi tre eventi del ‘900 che vi ricordate”. Le risposte sono state, al primo posto la morte di Steve Jobs, al secondo, il lancio del primo Iphone, il terzo, l’attentato alle Torri gemelle…
Allora io credo che il fare memoria sia essenziale, e soprattutto che la scuola debba avere il compito di fare permanere questa memoria, di farla sedimentare. Ma è un compito che deve proseguire tutto l’anno, non solo il 27 gennaio! Peraltro, a scuola abbiamo il dovere di parlare non solo (e giustamente) degli Ebrei, ma anche degli omosessuali, dei 500 mila zingari che sono stati sterminati, dei partigiani, a bambini che forse non lo sanno più. Prova a entrare in una classe e a parlare di Rom: sono quelli che rubano, che portano via i bambini! dobbiamo smontare questi pregiudizi proprio esercitando la memoria con gli studenti e facendo in modo che sia il 27 gennaio tutto l’anno.
Spesso sono proprio i bambini a chiederci di parlare dei campi di concentramento e di camere a gas.
Quindi hanno sicuramente captato qualcosa, e sta lì la grande sfida della scuola, che è quella sì di spiegare che cosa sono i campi di concentramento, le camere a gas, ma non certo con le foto in bianco e nero degli scheletri, ma facendo loro in qualche modo rivivere quei momenti. Io ho portato nelle mie classi il partigiano Armando Gasiani, che è venuto da Bologna a spiegare quello che lui ha provato a Mathausen e che ha mostrato ai bambini il triangolo rosso che portava al petto.
Dobbiamo in qualche modo portare i bambini a rivivere quei momenti attraverso le persone che ne sono la testimonianza straordinaria, quelli come Gasiani, quelli come Elisa Springer, che purtroppo non c’è più, ma girava per le scuole a mostrare il suo numero tatuato e a parlare con i ragazzi, bisogna ritornare a insegnare la tolleranza.
C’è un libro molto bello di Federico Taddia, “Girogirotonda”, che utilizzo tutti gli anni in prima e seconda elementare, in cui si racconta di un piccolo zingaro che vende fazzoletti ai semafori…E’ un modo anche questo per insegnare la tolleranza e vivere il 27 gennaio tutti i giorni. Soprattutto, però, portiamo nelle nostre classi le testimonianze, in modo che ci sia un passaggio del testimone e che domani siano i miei alunni a essere testimoni. Diversamente, tra qualche anno non ci sarà più nessuno che ricorderà l’Olocausto come deve essere ricordato. Poi, certo, bisogna capire se parlare di violenza a dei bambini così piccoli non possa creare una sorta di fascinazione per la violenza…Proprio in questi giorni in una delle mie classi c’è un bambino che tutti i giorni viene a scuola con magliette, con fogli, con scritto “Uccidiamo Monti”, quasi fosse un’ossessione. Io chiaramente non gliene ho mai parlato, ma di certo questo bambino ha assorbito lo spirito violento che si respira in questo Paese e soprattutto gli è nata questa idea distorta vedendo alcune manifestazioni in televisione.
Ora, il compito della scuola è proprio quello di filtrare, aprire il quotidiano, leggere gli articoli con i bambini, perché è dovere nostro anche filtrare quello che non viene filtrato a casa, come le immagini violente in questo caso.
Purtroppo vedo pochi colleghi che entrano con il quotidiano in mano al mattino, e invece oggi più che mai, serve entrare in classe con l’Ipad in mano ma anche con il quotidiano in mano: venerdì scorso abbiamo letto insieme in classe un giornale che raccontava della pistola ritrovata a Palermo, costruita da un deportato per il proprio bambino, proprio come nella Vita è Bella di Benigni, poi ne abbiamo parlato, mentre riguardavamo il film. Allora, leggendo il quotidiano, si può fare storia, geografia, musica e immagine, ma purtroppo c’è ancora una sorta di ritrosia a fare qualcosa che esce dal seminato, dai famosi programmi. Dobbiamo andare oltre questo.
Armando Gasiani, il partigiano di cui si parlava prima, ha trascorso 5 anni senza riuscire a parlare di quello che aveva provato, è una persona di grande spessore umano. I bambini non hanno paura a parlare di dolore e di sofferenza, sono stati d’animo che sperimentano già nella loro breve vita.
Qualche giorno fa ho spiegato geografia partendo dalla strage del Vajont e dovevate vederli, mentre ascoltavano la voce di Marco Paolini che, attraverso la lavagna multimediale, spiegava quello che era successo a Longaroni! I bambini erano zittiti, molto di più che di fronte alle mie parole.
Serve più che mai portare a scuola queste testimonianze, e bisogna oltretutto portarli fuori dalla classe. Pensate alla risiera di San Saba, ma quanti sono i ragazzi che fanno un viaggio di istruzione in quel luogo? Dovrebbe diventare obbligatorio portare i ragazzi a visitare posti come quello! Ho portato i miei ragazzi in quel luogo attraverso la Lavagna multimediale proprio la settimana scorsa, parlando loro del Friuli Venezia Giulia. Altrimenti chi saprebbe dov’è la Risiera di San Saba? Quando ho chiesto loro, a bambini di 13 anni, chi fossero i fratelli Cervi mi hanno risposto: “boh, chi sono?”
Quando ho chiesto che cosa sia la memoria ai bambini di 9 anni mi hanno detto è la scatola dei ricordi, ma nella scatola dei ricordi ci possono stare o i ricordi personali o quelli del nostro Paese. La scuola ha il dovere che la scatola dei ricordi contenga anche la memoria del nostro Paese.

Bellissimo articolo, non bisogna dimenticare ma cercare di tramandare.

Via Cadoinpiedi

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