Auguri, paradiso dell’Abruzzo

di Fulco Pratesi

L’orso bruno. I cervi. Famiglie di caprioli. Persino la lince. Vederli da vicino è facile nel Parco che oggi festeggia i novant’anni.

Non credo che in Europa esista un luogo (parco nazionale, riserva naturale o altra area protetta) in cui sia più facile vedere, liberi in natura, tanti animali selvatici di specie anche assai rare.

Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, che quest’anno celebra i 90 anni dalla sua istituzione, lo conosco da sempre. Ho combattuto per salvarlo, ne sono stato presidente per dieci anni e ne ho illustrato sul taccuino i paesaggi e gli animali più affascinanti.

Lo sviluppo della fauna che si è verificato dal 1922, anno della sua istituzione, al novantennale che si celebra quest’anno, è veramente sensazionale, grazie alla protezione accordatale nei 50 mila ettari del suo territorio.

Oramai basta un fine settimana per poter osservare agevolmente, a poco più di un’ora e mezza in auto da Roma o Napoli, animali in qualche caso unici al mondo.

Come l’orso bruno marsicano che – affacciandosi sulla vallata di Gioia Vecchio dove Dacia Maraini organizza spettacoli teatrali – è possibile vedere anche di giorno, spesso addirittura con i cuccioli, in cerca di bacche prima del letargo.

Di camosci d’Abruzzo, salendo alla Val di Rose da Civitella Alfedena, se ne possono ammirare tanti in un paesaggio di cime rocciose e di pascoli verdissimi. In cielo, le nere sagome delle aquile reali che nidificano nelle falesie della vicina Camosciara.

Chi pensa che per trovarsi faccia a faccia con un lupo occorra inoltrarsi in selve oscure e impervie, sbaglia. Una passeggiata tranquilla sul pianoro solitario ed erboso dei Colli Bassi di Pescasseroli dominato dalle sagome dei residences frutto della speculazione degli anni ’70, può offrire, con un po’ di fortuna e un buon binocolo, la visione della marcia dinoccolata di un lupo in perlustrazione.

La mitica lince, della cui presenza si favoleggia da anni (io però ne scopersi una sicura traccia anni fa), attende i turisti in un grande recinto sotto Civitella.

L’incontro con i cervi è facile: basta gironzolare la sera per i sentieri di Villetta Barrea lungo il fiume Sangro, per incrociarne diversi, disinvolti e fiduciosi tra turisti entusiasti. Salendo invece al Lago Vivo, se ne possono vedere intere famiglie al pascolo.

Avendo voglia di inoltrarsi partendo dalla piana del Fùcino nella Vallelonga, oltre al sontuoso foliage che colora le antichissime faggete e che poco a da invidiare a quelle dell’Indian summer nordamericano, c’è caso di imbattersi in un timido ed elusivo capriolo o, a buio, in una famigliole di tassi alle prese con le ultime pannocchie di mais.

Insomma, il Parco Nazionale rappresenta un miracolo di cui l’Italia può andar fiera, dovuto, oltre che all’Ente che lo gestisce, alla sensibilità degli abitanti dei tanti piccoli e ben conservati villaggi che dalla natura protetta traggono vantaggi turistici non trascurabili.

Via l’Espresso.

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