Come sta l’ambiente? Ce lo dicono le rondini

Bisogna esser leggeri come una rondine, non come una piuma». Lo scriveva il poeta francese Paul Valéry, le rondini sono nell’immaginario umano gli uccelli sempre in volo, che non si posano mai a terra, pena la morte: forse per questo nei secoli sono diventati protagonisti della letteratura, ma sempre meno, purtroppo, dei cieli di primavera.

Dagli Anni Settanta la popolazione delle rondini si è ridotta del 50 per cento, i nostri cieli del 21 marzo, equinozio di primavera, sono sempre più silenziosi: la rondine non è l’unica specie migratoria in pericolo, ma di sicuro è fra le «sentinelle» della salute della natura, animali che come il panda tra gli orsi stanno a misurare quanto ci resta di biodiversità.

Così la Lipu, Lega protezione per gli uccelli, domenica prossima festeggia l’arrivo di 16 milioni di coppie di rondini con «Spring Alive», il progetto educativo di Birdlife International, un censimento «allargato» a tutti: chiunque avvista una rondine (o un altro esemplare delle specie «primaverili» come rondoni, gruccione, cuculo e cicogna bianca) può segnalarne la presenza sul sito Internet www.springalive.net.

«C’è una drastica diminuzione nella specie di tre o quattro punti percentuali ogni anno. Le cause sono numerose, come per altri animali, di sicuro c’entrano il tipo di coltivazioni e i cambiamenti climatici, come per altre specie», avverte Claudio Celada, direttore conservazione natura di Lipu. Che spiega: «Ci sono problemi nelle aree di svernamento in Africa, le popolazioni di rondini che svernano a Sud del Sahara stanno spostando, negli ultimi anni, le aree invernali più a Nord, dove c’è deserto. E questo mette a rischio gli uccelli».

Poi le rondini arrivano in Europa e «trovano la trasformazione dell’agricoltura e delle stalle. Con l’allevamento tradizionale, con gli animali anche all’esterno, c’era una maggiore nidificazione perché gli animali garantivano la presenza di grandi quantità di insetti, cibo per questi volatili».
Una coppia di rondini «consuma» seimila insetti al giorno (mosche e vespe sono le loro preferite) e, fatti i conti, trovare cibo per i milioni di coppie non è più così facile come un tempo.
Anche perché «gli insetti di solito si trovano, anzi si trovavano, vicini alle stalle ma anche nei prati, quelli che rimanevano tali per decenni, i cosiddetti prati “stabili”. Ora la coltivazione intensiva di mais con il conseguente uso di pesticidi ha ridotto drasticamente la presenza di cibo per le rondini».

A Roma il Comune ha lanciato un appello: «Evitate di fare lavori alle grondaie e nei sottotetti delle case dove questi uccelli costruiscono il loro nido o dove tornano sperando di trovare il rifugio dell’anno precedente».

Le rondini arrivano in Europa dall’Africa, e poco si sa delle loro rotte migratorie. L’Università di Milano ha in via di chiusura un progetto per monitorare le rotte di questi migratori (ancora in parte misteriose), un «geolocator» del peso di mezzo grammo. Una specie di zainetto sul dorso della rondine è stato posizionato su alcuni di questi uccelli che al loro rientro dopo la sosta in Africa potrà raccontare ai ricercatori quali cieli sono stati percorsi.
La Lega protezione uccelli da tempo chiede, oltre a un’agricoltura meno intensiva, che i Comuni emanino una delibera «salvarondini».

«Che si vieti la distruzione dei nidi e si impedisca il restauro degli edifici nel periodo della nidificazione», spiega Fulvio Mamone Capria, presidente Lipu. Uno dei Comuni che già da tempo ha risposto all’appello Lipu è Marciana, sull’isola d’Elba, il cui territorio è compreso nel Parco nazionale dell’Arcipelago toscano, dove sui tetti vengono ripristinate le vecchie tegole con i «coppi aperti» nella prima fila proprio per permettere l’ingresso alle rondini che le usano per nidificare.

Via La Zampa

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