Impatto zero

Vi riporto un estratto del libro che sto leggendo (Un anno a impatto zero di Colin Beavan):

Quindi ecco la mia teoria: in passato, prima dell’era dei trasporti meccanizzati, delle comunicazioni con i cellulari e i caffè nei bicchierini usa e getta, c’erano dei momenti di pausa tra i periodi di stress. Magari dovevi fare una presentazione in ufficio, o organizzare una festa o affrontare una discussione con la fidanzata. Ma tra uno e l’altro di questi impegni, avevi un break. Non potevi portarti via il caffè dal bar, parlare al telefono e andare in taxi verso il prossimo fattore di stress, tutto nello stesso tempo.
Non essendoci tazze e bicchieri usa e getta, non potevi che sederti in un caffè. Senza telefono, non potevi che riposare. Si, c’erano momenti di tensione. Ma intervallati da deliziosi momenti di monotonia per far scamare la pressione.
Secondo la mia teoria, le scatole meccanizzate che trasportano il nostro cervello da qua a là e i congegni portatili che ci tengono costantemente interconnessi ci hanno derubato la monotonia. Questi momenti che interrompevano le corse di ogni giorno, come un semaforo rosso che di tanto in tanto fa fermare il traffico, sono stati cancellati. Ora ai momenti di picco seguono altri momenti di picco, e sono tutti intrecciati.
È un bene per noi? Ci rende felici?

Mi ha fatto riflettere; una volta quando non c’erano i cellulari, gli smartphone, quando il wi-fi era un’utopia, quando la parola social network neanche esisteva, eravamo più “liberi”, andavamo in giro senza essere legati al web, senza dover leggere sempre o dovunque la mail. Ora sembra quasi un’ombra che ci segue, e ahimè ha lati positivi e negativi, come giustamente dice Colin.

Blog di Colin

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4 thoughts on “Impatto zero

  1. si è immersi nella tecnologia, penso, nella misura in cui lo si vuole. del resto se si è in grado di capire questo “problema” vuol dire anche che si è in grado di tirarsi fuori dal “problema, giusto? 😀

  2. Bella riflessione.

    In ogni caso concordo con entrambi i vostri pensieri, si potrebbe anche riuscire a non farne parte, senza essere inghiottiti dalla massificazione.

    • Diciamo che ormai tutti quanti (chi più che meno) usiamo la tecnologia: bisogna sapersi ritagliare del tempo e dare un piccolo taglio; dedicarsi ad altre cose, senno col passare degli anni la vita “reale” sarà azzerata.

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