I rischi della TAV

I sostenitori del movimento NO TAV, giovedì mattina si sono ritrovati al Politecnico di Torino, per discutere dei rischi sulla salute. Ecco la sintesi:

Valutazioni di impatto ambientale edulcorateSecondo Mario Carvagna di Pronatura “la valutazione di impatto ambientale fatta dal Ministero delle Infrastrutture è una farsa. Ciò che va rivendicato ancor prima del danno è l’inutilità dell’opera. Negli ultimi dieci anni i due tunnel autostradali del Frejus e del Monte Bianco hanno perso il 31% dei passaggi. E anche su rotaia gli scambi sono diminuiti perché vi è stata una sostituzione con i trasporti di oltremare”. Carvagna ha sottolineato come i sostenitori della Tav si nascondano dietro l’aggettivo “strategico” senza mai confrontarsi con i reali dati di traffico. “I dati sono continuamente sfalsati e alterati dai proponenti” i quali non spiegano, per esempio, che il costo complessivo dell’opera sarebbe triplo rispetto al preventivo del Ponte sullo Stretto di Messina.

Rischio uranioMassimo Zucchetti, docente di Impianti nucleari del Politecnico di Torino, ha iniziato il suo intervento presentando un lavoro del 1978 sulla presenza di uranio in Valsusa, in epoca quindi antecedente a qualsiasi fronte No Tav: “Fin che sta nel ventre della montagna l’uranio non genera alcun pericolo” ha spiegato lo studioso sottolineando, anche, i rischi di tumore per gli operai che dovessero essere esposti al radon durante gli scavi.  “Mi occupo della Tav da 8 anni e non sono mai riuscito a sostenere un contraddittorio con uno specialista Sì Tav” ha detto il professore suscitando un enorme applauso. “Lo smarino prodotto dagli scavi sarà di 15 milioni di metri cubi: oltre all’uranio, all’amianto, ci sarà altro materiale radioattivo che non verrà spedito sulla Luna ma verrà portato all’esterno diffondendosi sul territorio attraverso l’attività meteorologica”. L’impatto ambientale potrebbe essere quantificabile, all’incirca, in due miliardi di becquerel, una quota di radiazioni irrisoria “se confrontata all’incidente di Chernobyl ma, comunque, tale da generare duemila casi di malattia”.

Impatto acusticoSe ne parla pochissimo e, proprio per questo, quello di Pietro Salizzoni (Università di Lione) è stato uno degli interventi più apprezzati del convegno. Il problema del rumore è sempre stato al margine della discussione ma l’impatto sonoro di un treno lanciato a 250 km/h è assolutamente devastante, anche con le barriere acustiche. Perché? Perché ciò che vale in pianura non vale in una valle montana dove, valicata la barriera acustica, il suono va a “rimbalzare” sui declivi ed è di più difficile smaltimento. In una zona vallonata i 75-80 decibel che si percepiscono in pianura a 200 metri di distanza possono arrivare sino a 425 metri. Con conseguenze devastanti per la qualità della vita e del sonno. Salizzoni ha, inoltre, evidenziato, dati alla mano, il calo di tutti i flussi di traffico e i grafici “decorrelati dalla realtà” proposti dai tecnici della committenza. Come quello che vorrebbe un aumento del 1600% da oggi al 2030, quando dal 2000 al 2010 lo scambio di merci si è ridotto del 75%. Ma la Tav è soprattutto un business, ovunque la si realizzi. La tratta Torino-Milano, partita con un preventivo di 1.074 milioni di euro, a tutto il 2006 (dati Fs) era costata 7.788 milioni. Con un costo chilometrico del 700% rispetto alla Tav francese.

L’impatto dei lavoriIl meteorologo Luca Mercalli ha posto l’accento sull’anacronismo del progetto in un mondo in cui Internet abbatterà notevolmente la necessità di far muovere le persone. Con il consueto pragmatismo (e non senza ironia) il meteorologo valsusino ha parlato dell’enorme mole di traffico pesante che sarebbe necessaria per la rimozione dello smarino, degli immensi costi di costruzione e dei problemi di raffreddamento della galleria in cui le temperature sarebbero di 50°. Un monito affinché non si ripetano gli errori della tratta transappenninica della Tav dove sono stati necessari 900mila viaggi in camion per produrre i 73 chilometri di tunnel che hanno alterato in maniera irreversibile le falde acquifere della zona, lasciando letteralmente a secco ettari di aree boschive.

Rischi amiantoFulvio Aurora di Medicina Democratica ha ricordato come il Piemonte abbia già pagato un salatissimo tributo alla lavorazione dell’amianto: “Ci sono tecnici e studi autorevoli che non riescono a confrontarsi con chi sostiene quest’opera. Ci si aspetta forse di ritrovarsi in Tribunale come per l’Eternit?”. Secondo Aurora anni di lotte per l’affermazione dei principi di salute vengono messi in discussione in nome di un interesse generale che è, in realtà, interesse “di gruppi economici e di potere”.

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