Nucleare

Giovanni Valentini l’altro giorno sulla Repubblica, scriveva quest’articolo:

Il dilemma atomico della piccola Italia

di GIOVANNI VALENTINI

Il terremoto in Giappone non ha spostato di dieci centimetri soltanto l’asse geografico della Terra, ma ha già cominciato a modificare e verosimilmente continuerà a modificare anche quello economico e sociale. Quando le forze arcane della Natura si cumulano su scala planetaria con le spinte più o meno razionali della Politica, l’effetto non può che essere quello di un rivolgimento globale, un riassetto  –  appunto  –  dell’equilibrio mondiale.

E perciò oggi, di fronte all’Apocalisse dello tsunami giapponese e al caos dello tsunami arabo, la comunità internazionale si ritrova a fare i conti con le incognite della questione energetica, dal petrolio al nucleare: una questione vitale per la stessa continuità del genere umano.
Troppo spesso e troppo disinvoltamente anche noi giornalisti abusiamo nel linguaggio corrente della parola “terremoto”, come una fredda e innocua metafora, per applicarla adesso alla situazione d’emergenza che il mondo intero deve fronteggiare. Sotto il contagio dell’incubo nucleare, era del tutto prevedibile che  –  insieme all’allarme  –  scattasse una reazione a catena di ripensamenti, sospensioni, verifiche, controlli. Tanto legittima quanto doverosa. Ma non sarebbe onesto speculare emotivamente su un disastro di tale proporzioni per imporre o sollecitare scelte che appartengono alla sfera della scienza, della tecnica, dell’economia e quindi della ragione.

Nessuno può meravigliarsi perciò che, all’indomani della catastrofe giapponese, una “signora di ferro” come la cancelliera Angela Merkel abbia deciso immediatamente di congelare il programma nucleare tedesco, senza escludere la chiusura delle centrali più vecchie del suo Paese. Né che dagli Stati Uniti all’India si propaghi l’obbligo morale di una riflessione più attenta e approfondita o di un generale ripensamento. E neppure che la placida ed efficiente Svizzera annunci la sospensione delle procedure in corso per le autorizzazioni di nuove centrali: “La sicurezza ha la massima priorità”, ha dichiarato ieri Doris Leuthard, il ministro elvetico per l’Energia. Già, la sicurezza: cioè la salute e la sopravvivenza della collettività.

Sorprende e sconcerta, invece, che in Italia sia proprio il titolare dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, a rompere la consegna della cautela e della responsabilità, proclamando quasi in tono di sfida che “la linea italiana rispetto al programma chiaramente non cambia”. Dice “chiaramente”, la nostra ministra, come se non esistessero motivi più che sufficienti per coltivare qualche ragionevole dubbio, per nutrire qualche umana incertezza. O magari, soltanto per riflettere meglio, per valutare i pro e i contro. Nell’interesse suo e di tutti noi, c’è solo da augurarsi che non sia questo l’orientamento con cui la nostra rappresentante parteciperà oggi all’incontro con gli esperti convocato a Bruxelles dal ministro europeo dell’Energia, Guenther Oettinger.

Il timore, invece, è proprio quello che sull’energia nucleare il governo italiano sia intenzionato a scatenare una crociata atomica, una guerra di religione, alimentando nuove tensioni e fratture in un Paese già troppo diviso dai retaggi ideologici del Novecento e dalla più concreta contrapposizione degli interessi in gioco. Nessuna speculazione e nessuno sciacallaggio, d’accordo. Non sarebbe corretto né opportuno. E soprattutto non sarebbe rispettoso nei confronti del dramma che il popolo giapponese sta vivendo sulla sua pelle.

Ma, allora, accantoniamo anche i diktat energetici, i “ricatti mediatici” sulla bolletta elettrica, le impostazioni dogmatiche o le alternative a senso unico. Un quarto di secolo dopo il disastro di Chernobyl, dobbiamo constatare purtroppo che il nucleare è ancora capace di seminare paura, panico e terrore a livello planetario, agitando lo spettro della nube radioattiva. All’epoca si disse che quello ucraino era un impianto vecchio, obsoleto, insicuro. Adesso, nel Giappone super-organizzato e iper-tecnologico sconvolto dal sisma, si dice che anche la centrale di Fukushima risale a trenta o quarant’anni fa, ma nessuno è in grado di spiegare in modo convincente perché era tuttora in funzione e in quali condizioni si trovano effettivamente le altre.

Per quanto riguarda più direttamente l’Italia, un fatto è certo: fra tre mesi, quando saremo chiamati alle urne tardive del referendum popolare, ognuno di noi deciderà in coscienza con le terribili immagini di questi giorni ancora negli occhi, nella mente e nel cuore. Non voteremo per il centrodestra o per il centrosinistra né per il “terzo polo”. Voteremo per il nostro futuro, per il nostro sviluppo, per la nostra sicurezza e anche per quella dei nostri figli o nipoti. Da qui ad allora, possiamo solo prendere esempio dalla compostezza e dalla dignità con cui il popolo giapponese sta affrontando questa immane tragedia.

Vorrei soffermarmi sulle ultime righe, “voteremo per il nostro futuro, per il nostro sviluppo, per la nostra sicurezza e anche per quella dei nostri figli o nipoti”; in Italia non si sa dove mettere le scorie giusto? e allora cosa le costruiamo a fare ste centrali? Mi piacerebbe proprio saperlo… dieci anni per la costruzione e poi una volta che abbiamo i rifiuti che ne facciamo?

Ma quelli che sono d’accordo con tutto ciò se la sono già posta questa domanda? Immagino di si, e gradirei avere una risposta. E poi, se ve la costruiscono vicino casa che fate? Il nostro Paese è a rischio terremoti, e dopo la vicenda giapponese io non sarei molto sereno con una “cosa” simile a pochi km da casa mia…

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3 thoughts on “Nucleare

  1. Toh, pensa che io una centrale (se il piano viene approvato) ce l’ho a 20 min di auto :/

    E in ogni caso contrario per un sacco di motivi, quali per esempio lo smaltimento delle scorie e il fatto che l’italia è a forte rischio sismico.

  2. Visto come stiamo ridotti penso che il giorno che verrà l’approvazione non è tanto lontano, in una nazione dove la classe dirigente pensa solo alle proprie tasche. Imho.

    (esempio banalissimo: in molise c’è il cosiddetto “eolico selvaggio” e si continuano a installare interi parchi eolici sebbene la regione produca molta più energia di quanta ne consumi, non mi stupirei se facessero lo stesso anche con un nuclear power plant)

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